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Sushi! Stasera andremo a mangiare il sushi nel nostro ristorantino, è troppo tempo che manchiamo ed è troppa la voglia di assaporare quella cucina tanto diversa quanto lontana dalla nostra. E poi fuori cade un nevischio leggero, con dei fiocchi fini e ghiacciati. Il contrasto è stupefacente, almeno per me.
Mentre guido per rientrare a casa già pregusto la serata, ho proprio voglia di uscire a cena, di prepararmi, di guardarla prepararsi, di stupirmi di quanto possa essere sexy quando vuole e di come io fatico a resisterle.
Il traffico non mi disturba, tanto arriverò da lei e lei sarà lì ad aspettarmi, con i soliti dubbi da donna: cosa mi metto? Questo o quello? Avrò freddo?
L’adoro!
Svolto a sinistra, ecco il nostro viale. Parcheggio. Prendo il portatile dal baule, chiudo l’auto in un gesto automatico, cerco le chiavi di casa, apro il portoncino e mi dirigo alla porta, passo svelto, impaziente, la chiave già pronta in mano.
“Amore sono a casa!” Mi annuncio.
Dalla cucina arriva lei, sorridente, con gli occhi che sprizzano gioia, mi mette le mani al collo e mi dà un sonoro bacio sulle labbra “Ben tornato amore, finalmente” – “C’era un po’ di traffico ma siamo ampiamente in orario” – “E’ vero, ma prepariamoci che ho proprio voglia di sushi”.
Mi levo le scarpe, il cappotto, appoggio il portatile sul mobile in ingresso e mi dirigo alla camera per spogliarmi e farmi una doccia. “Corro in bagno a docciarmi così poi è tutto tuo” le dico con fare pratico. Lei nel frattempo si era diretta alla cucina e stava riordinando il residuo del probabile spuntino pomeridiano.
Mi spoglio, butto tutto sul letto, mutande e calze da lavare e cammino nudo verso il bagno. Ci incrociamo mentre anche lei va in camera probabilmente per preparare l’abbigliamento, quando è a tiro mi afferra il cazzo e mi tira a se, mi dà ancora un bacio, sempre tenendomi ben saldo con la mano. È eccitante, sento che già reagisco al suo tocco, la sua mano calda si struscia mentre anche le nostre lingue fanno altrettanto. Non resisto e le tocco il culo, mi piace troppo, sodo, tondo, mio. “Basta ora, vai a lavarti” e con un sorriso malizioso mi lascia e scappa in camera da letto.
Guardo il bagno e guardo la porta della camera dove si è appena infilata lei. La decisione è presa, la doccia può aspettare!
Mi fiondo in camera e la sorprendo mentre si sta spogliando. È di spalle, attendo che sia nuda o quasi e mi avvicino silenzioso e da dietro, l’abbraccio appoggiando volutamente il cazzo nella linea di separazione del culo compresso tra i suoi glutei, la cingo con un braccio e le afferro il seno sinistro alzando il reggiseno che ancora indossa mentre con l’altra mano le giro il viso e la bacio appassionatamente. Dopo il primo sussulto di sorpresa, si rilassa nel mio abbraccio, spinge il culo verso di me, alzandolo, come a voler dire ‘è mio e me lo prendo subito’, sento il cazzo già mediamente eretto che sfiora le grandi labbra, morbide, umide. La voglia sale ancor di più e di conseguenza anche l’erezione.
Si gira senza interrompere il contatto delle nostre labbra, senza togliere la lingua dalla mia bocca; afferra il cazzo ormai eretto e lo fa scivolare in mezzo alle gambe, strofinandoselo sul clitoride lubrificato dai suoi umori. Un brivido mi percorre il corpo risalendo al cervello e comunicandomi un’ondata di piacere. Sento le grandi labbra avvolgermi in parte mentre lei si muove continuando a strusciare il clitoride contro la mia cappella, le prendo le chiappe e le strizzo sollevandola verso l’altro. Le adoro. Così come adoro i seni appoggiati al mio petto, schiacciati. Non smettiamo un attimo di baciarci, la passione è tantissima, la voglia dei nostri corpi anche.
Si inginocchia, repentina e lo prende in bocca, dapprima solo la cappella, poi, man mano che con la saliva lo inumidisce, arriva ad accoglierlo tutto. Mentre lo succhia con le mani mi afferra i glutei e mi muove avanti e indietro, quasi a ritmare il movimento. I suoi occhi mi guardano maliziosi mentre continua a succhiarmelo con foga, io mi perdo nelle sensazioni paradisiache che con la bocca riesce a darmi e in quegli occhi che mi guardano. La faccio alzare e la spingo contro la scrivania, le alzo le gambe mentre mi inginocchio e gliele appoggio sulle mie spalle. È lì davanti a me, bagnata, depilata, invitante. Ho voglia di leccargliela, mi piace talmente tanto il suo sapore, la sua morbidezza, il riuscire a strapparle dei sussulti.
Le labbra carnose, il clitoride all’interno. È il mio paradiso e mi ci tuffo come un assetato alla fonte. Mentre la lecco non tralasciando il buchino dietro, zona che le provoca sempre qualche gemito extra, guardo le sue tette salire e scendere al ritmo del piacere e della mia lingua.
La penetro con un dito mentre continuo delicatamente a leccarle il clitoride, sussulta di piacere, mi bagna la mano, la lecco e l’assaporo con ancor maggior eccitazione. La sua mano tra i capelli mi tiene la testa premuta contro, non vuole che io smetta e non ne ho la minima intenzione. Per ora. Infilo ora il dito nel buchino dietro, piano, lentamente, mentre con la lingua lo inumidisco. È un piacere diverso, non meno intenso, se possibile anche di più. Mi muovo ritmicamente con il dito dietro e con la lingua sul clitoride. Le piace. Ansima.
Basta!
Mi alzo e la bacio, al contempo mi appoggio con la cappella alle labbra, mi faccio strada, strofino i suoi umori su di me e poi la penetro, fino in fondo, finché riesco ad entrare. È una liberazione. È un piacere tanto agognato quanto liberatorio.
Facciamo l’amore così, con le sue gambe avvinghiate attorno al mio corpo seduta sulla scrivania. Movimenti a volte profondi a volte accennati strofinando il mio pube sul suo clitoride. Poco dopo si tocca, vuole venire, sorrido perché anche io voglio venire dentro di lei. Pochi istanti ancora, l’orgasmo ci coglie così, ondate progressive. Vengo dentro di lei.
Quando i fremiti si affievoliscono mi fa uscire e me lo succhia tenendomelo in bocca finché non si affloscia definitivamente. Sono nuovamente scosso dai brividi del piacere, la adoro.
“E ora vai a lavarti che voglio mangiare” mi dice mentre mi allontana e mi spinge verso il bagno.
45 minuti e siamo pronti, usciamo.
Un abitino di lana marrone, delle parigine, sempre di lana, panna, delle scarpe col tacco marroni, una borsetta chiara ed il cappotto stretto in vita di un marrone scuro, il collo coperto da una sciarpa bianco sporco. Bellissima. Un filo di trucco ed un rossetto provocante.
Qualsiasi cosa io indossi non sarà mai all’altezza. Le porgo il braccio e ci avviamo all’auto. Qualche centimetro di neve si è accumulata sui marciapiedi e nei giardinetti ma le strade sono libere.
La guardo salire sull’auto, sensuale, accavalla le gambe lasciando intravedere le cosce nude dall’orlo della gonna. Salgo a mia volta e guido verso il ristorante. Arriveremo in ritardo.
Mentre guido mi tiene la mano sul pacco massaggiandomelo. Mi piace, lo fa spesso, per mia fortuna.
Parcheggiamo ed entriamo. Fortunatamente il nostro posto è ancora libero, ci accompagnano ad un separé fatto di pareti in carta di riso. Entriamo e ci accomodiamo vicini. Constatiamo che tutti i separé sono occupati, quello alla nostra destra è leggermente più grande, forse 6 posti, mentre quello alla nostra sinistra è simile al nostro, adatto alle coppie o al massimo a 4 persone.
Ordiniamo. Sushi e Sashimi misto per me, un Sake Ikura Don per lei. Sake caldo e Asahi da bere.
Mangiamo e beviamo allegramente qualche sake in più tanto che siamo decisamente alticci. Ci baciamo di frequente e vuoi l’alcool vuoi il pesce crudo ho ancora una volta voglia di fare l’amore con lei. Le mie mani involontariamente si intrufolano sotto l’abito a sfiorarle la figa da sopra gli slip, mi lascia fare, anzi, cerca di agevolarmi allargando le gambe e facendo scivolare più su la gonna. Nel contempo infila la mano nei jeans a cercare di raggiungere l’obbiettivo senza dare nell’occhio: impossibile. Si guarda attorno come a controllare di non essere vista e poi mi slaccia i pantaloni e mi scopre il cazzo già duro. “Beh, che intenzioni hai?” – “Te lo succhio, non ti va?” – “Certo che sì, lo adoro, ma potrebbero vederci eh” lei sogghigna e si china per prendermelo in bocca. Le labbra sono calde, la lingua mi sfiora la cappella provocandomi subito dei brividi intensi di piacere. Si ritrae immediatamente non appena sente avvicinarsi la cameriera: “Desidelate un caffè, posso offlilvi della glappa al bambù?” Io che avevo frettolosamente coperto col maglione rispondo automaticamente “Non bevo caffè, ma la grappa al bambù la assaggio volentieri” – “Anche per me grazie” e mi guarda sorridendo divertita. La cameriera ci lascia le grappe e se ne va. Ridiamo dello scampato pericolo e beviamo la grappa. Mi rassetto e ci alziamo per andare a pagare e tornarcene a casa a riprendere quello che la cameriera ha interrotto sul nascere.
Barcollando e ridendo, baciandoci e sorreggendoci a vicenda arriviamo alla macchina. La neve non scende più, anzi, ora è addirittura sereno e la luna piena si riflette sul leggero strato di bianco che avvolge tutto. Ci avviamo verso casa.
Mente guido chiacchieriamo allegramente e pregustiamo entrambi i momenti di piacere che ci regaleremo non appena saremo arrivati a casa, l’eccitazione è al massimo e lo scampato pericolo al ristorante, se possibile, l’ha enfatizzata ancora di più. Tra un bacio al collo e uno sulla bocca, la sua mano scende a toccarmi la patta dei pantaloni, con movimenti delicati ma presenti mi risveglia immediatamente, la bacio appassionatamente sbandando un po’, insinua la sua mano e mi slaccia nuovamente, mi abbassa l’orlo dei boxer e con la mano mi accarezza delicatamente. “Andremo a sbattere se fai così…” – “Devo smettere” e così facendo si solleva come offesa, io rido ed esclamo “Fossi matto!”. Un sorriso malizioso compare sul suo volto, bellissimo ed illuminato dai fari e dalla luna. “Aspetta, prima via questi” e così dicendo si leva gli slip e me li lancia sul cruscotto ridendo “Oca!” esclamo io prendendo gli slip e constatando quanto siano umidi “e sei pure bagnata…” proseguo mentre già sento in bocca il suo sapore. “Certo, credi che io non sia eccitata?” – “Ci mancherebbe!” e mentre io seguo la strada in una curva a sinistra che ci porta fuori città e in direzione di casa, sento le sue labbra schiudersi sulla mia cappella e mentre con una mano me lo afferra saldamente. Ho un primo sussulto e poi mi rilasso mentre lei con la lingua lo percorre in tutta la sua lunghezza bagnandomelo di saliva fino a riprenderlo in bocca. Io mi rilasso e assaporo ogni contatto della sua bocca, ogni sensazione che la sua lingua sulla mia pelle mi regala. Quando me lo riprende in bocca e comincia un movimento constante fatto di labbra e mano, mano e labbra, sferzate di piacere mi inondano il cervello e mi distraggono dalla guida, la velocità inconsapevolmente scende man mano che il piacere aumenta. Comincio a respirare, anzi no, ad ansimare mentre scende sempre più giù, fino ad accoglierlo completamente in bocca. Sento la sua lingua avvolgerlo, accarezzare delicatamente ogni millimetro, soffermandosi con insistenza nella zona della cappella, ho i brividi, il piacere è massimo e vorrei che non finisse mai. Una stradina secondaria mi riporta un briciolo di lucidità e la imbocco fermandomi poi nel piazzale alla sua fine. “Non andiamo a casa” mi dice con voce volutamente melliflua“ – “Non resisto fino a casa” rispondo tra i sospiri di piacere mentre lei continua il suo fantastico operato. Slaccio le cinture di sicurezza ad entrambi e le sollevo la gonna. Il segno delle parigine che delimita lana e pelle mi eccita la vista, salgo con lo sguardo e con la mano fino a raggiungere la sua figa depilata perfettamente, sembra quasi chiusa, come non volesse essere profanata, ma è bagnata e lucida degli umori. La sfioro con le dita, lei sospira e allarga le gambe come fosse un invito. Invito che non mi faccio ripetere e tuffo il medio tra le grandi labbra, facendomi strada e strofinando il clitoride e figa in tutta la sua lunghezza, soffermandomi volutamente all’entrata e strappando gemiti di piacere. Con indice e anulare sfrego le grandi labbra in un tutt’uno col movimento della mano fino ad entrare. “Ho voglia” mi dice sollevandosi. Le sorrido e sprofondo di più dentro di lei premendo il palmo della mano sul monte di venere a stimolarle tutta la zona del clitoride. Freme, si inarca, allarga ancor di più le gambe. “Andiamo dietro” le sussurro mentre le bacio il collo e tolgo la mano ormai fradicia.
Si inginocchia sul sedile pronta a passare in mezzo e a sistemarsi sul quello posteriore ma non appena col culo è all’altezza della mia faccia la blocco e tuffo immediatamente il viso tra le sue chiappe alzandole la gonna sopra la cintura, comincio a leccarla e godo del suo sapore in bocca. Le afferro i glutei sodi e li stringo tra le dita, poi li allargo per mettere bene in mostra tutto quel ben di dio roseo, bagnato, accogliente. Lei inarca la schiena e spinge il culo verso di me, io le lecco il buchetto, leggermente, delicatamente mentre la tengo così, aperta. Pian piano aumento la pressione sul buchino e i suoi gemiti aumentano, scorro la lingua leccando tutta la zona del perineo, delicatamente, per poi entrare bruscamente nella figa, quanto mi è possibile. Sento quanto è morbida, sento la mia lingua avvolta, sento forte il suo sapore e il suo piacere quando con una mano sulla fronte mi scosta e mi intima “Vieni dietro e dentro immediatamente!”. La amo. Mi levo i pantaloni e i boxer e faccio per eseguire la stessa manovra quando mi accorgo che affianco alla nostra c’è un’altra macchina parcheggiata, vicinissima. Lo faccio presente e lei mi rassicura dicendomi che probabilmente anche loro stanno facendo la stessa cosa. Sorrido e annuisco mentre mi siedo sul sedile dietro tirandomela in braccio. Per un attimo gioco col cazzo tra i suoi umori ma la voglia di sentirmi dentro di lei è enorme e il gioco dura poco, scivolo dentro e la attiro a me prendendola per i fianchi, voglio entrare quanto più possibile, voglio sentire che è mia, solo mia, tutta completamente mia. Emettiamo un gemito all’unisono quando entro completamente, la abbraccio e la bacio “ti amo” sussurro mentre ci guardiamo negli occhi. Inizia a muovere il bacino avanti e indietro, così, senza alcun movimento, lo sfregamento produce piacere ad entrambi. Io mi muovo di poco dentro di lei, ma abbastanza da rimanerne estasiato. Lei strofina clitoride e labbra sul mio pube e questo la manda in estasi. Mi giro verso il finestrino, per controllare un movimento percepito con la coda dell’occhio e noto che nell’altra macchina non c’è una coppia come avevamo ipotizzato, ma c’è un uomo che, nonostante la luna piena, non riesco a scorgere in faccia ma di certo riesco a vedere che ci sta guardando e che nel contempo si sta masturbando. Una sensazione caldo umido sul al pube mi indica che si è bagnata ancora e che non si è accorta di nulla. Un lampo di intenso piacere mi distrae, lo accolgo e lo assaporo. Mi avvicino poi al suo orecchio e le sussurro con voce rassicurante “Dall’altra macchina ci sta guardando un tipo che si sta masturbando”. Si ferma di colpo e si gira per controllare “E’ vero…” mi sussurra poi di rimando “Ma lasciamo che si goda lo spettacolo no?” e riprende a muoversi come se nulla fosse ma se possibile ancor più vistosamente. Abbassa poi le spalle dell’abito per far uscire le tette dalla scollatura e mi prende le mani posizionandole sopra il reggiseno. Le alzo il reggiseno facendo uscire da sotto due perfetti seni che comincio a strizzare e leccare, baciare e sfiorare provocando mugugnii e gemiti di piacere. Il tipo intensifica l’azione certamente eccitato dalla vista. Chi non lo sarebbe? Le slaccio il reggiseno ormai inutile e lo butto sul sedile, nel frattempo A. ha cambiato movimento, ora sale e scende facendomi entrare e uscire ritmicamente. Io la accompagno con movimenti del bacino per aumentare l’escursione e godermi ogni centimetro di quella penetrazione fantastica. Le tette sobbalzano davanti ai miei occhi (e non solo) mentre io la afferro per le chiappe alleggerendola per facilitarle il compito e nel frattempo appoggiando un dito a strofinarle l’ano. È sempre stata ricettiva ma oggi lo sembra ancora di più tanto che si inarca e spinge indietro il culo quasi a voler aumentare la pressione sul buco. Il guardone gradisce. Mi bagno il dito con i suoi umori e lo infilo delicatamente “Dai” è la sua sussurrata reazione. Per tutta risposta entro ancora un po’ senza difficoltà. Ora al ritmo della cavalcata il mio dito entra ed esce dal suo culetto bagnato provocando gemiti di piacere intenso. “Lo voglio dietro, che ne dici?” – “Lo voglio un sacco anche io” le rispondo “E allora facciamo sì che non si perda nulla dello spettacolo, va bene?” e così dicendo si alza provocandomi un sussulto di piacere non momento stesso in cui esce, mi fa sedere con la schiena contro il finestrino e la gamba destra completamente sul sedile mentre la sinistra allargata a sorreggermi. Si sfila l’abito restando solo con le parigine: bellissima! Butto l’occhio al guardone e anche lui si è fermato, probabilmente estasiato dalla visione del quel corpo completamente nudo.
“E adesso vediamo se gli piacerà” mi dice maliziosamente mentre si mette a 90° con il culo verso il finestrino e me lo riprende in bocca ricominciando a succhiarmelo “Lo inumidisco un po’” – “Come se ce ne fosse bisogno” le rispondo baciandola e gustando il mio sapore mischiato al suo. Vedo il guardone che ricomincia a masturbarsi lentamente mentre lei allarga la gamba libera di muoversi per offrirgli una visuale completa. Una punta di gelosia si fa strada, un perfetto sconosciuto le sta guardando sia culo che figa ben in mostra. Non dovrebbero essere solo miei? Lei per spingere ancora un po’ sull’acceleratore comincia anche a masturbarsi. Non vedo quello che sta facendo ma il tipo apprezza particolarmente e lo dimostra accelerando il movimento della mano. “E ora lo voglio sentire dietro” mi sussurra all’orecchio mentre con la lingua mi bacia il collo facendomi venire i brividi “Stai così” mi intima e nel frattempo si gira e si siede tra le mie gambe. Ora è rivolta verso il guardone e lo provoca succhiandosi un dito e infilandoselo prima nella figa e poi strusciandolo sul buchetto già bagnato della mia saliva e dei suoi umori. Io le afferro le tette da dietro e la tiro verso di me, ho una gran voglia di incularla. Si sorregge con la mano sinistra mentre con la destra afferra il cazzo e lo indirizza verso il buco prescelto, strofina la cappella tra le labbra e poi sul buchino e poi la appoggia in corrispondenza dell’entrata. Il guardone è incollato al vetro e sobbalza dalla violenza del movimento della mano. Le prendo le chiappe e le strizzo allargandogliele per facilitare la penetrazione anale. Lei si muove lentamente, verso il basso, lasciandomi entrare millimetro dopo millimetro. Sento che è stretto, che fa resistenza ma che pian piano mi lascia entrare. Le bacio il collo e le orecchie, è una sensazione stupenda sapere di entrare per sua espressa volontà. La cappella è ormai tutta dentro, sento un gemito che nasconde sia un leggero dolore che del piacere. Si solleva leggermente, quel tanto che basta a farmi scorrere fuori senza però uscire completamente. Poi riprende a scendere, sempre lentamente. Sto impazzendo dal piacere, il suo buchino stretto si dischiude per lasciarmi entrare e subito dopo si serra come a voler marcare la proprietà del mio cazzo. Questa volta scende più della precedente per poi risalire. L’operazione si ripete per altre due volte procurandomi ondate di piacere che mi scuotono da capo a piedi finché sento il suo culo appoggiato su di me. Sono tutto dentro. Le lascio le chiappe e la abbraccio, le giro il volto e la bacio con passione. Scendo con una mano a massaggiarle il clitoride, sento che si è bagnata ancora, porto le dita umide alla sua bocca per farle assaggiare i suoi stessi umori, me le succhia e me le lecca avidamente. Ridiscendo nuovamente verso il clitoride e la massaggio muovendo le dita lungo tutta la figa. È talmente eccitante sentire che sono dentro di lei ma al contempo poterla toccare e masturbare senza limitazioni che mio malgrado comincio a muovermi. “Aspetta…” sussurra e così facendo si sporge in avanti e accende la luce interna “Così il nostro amico vede meglio, non trovi?”. Accidenti se vede meglio! Vede proprio tutto. Penso. Ma le dico “Certo che gli stai offrendo uno spettacolo che non dimenticherà facilmente…” sorrido un po’ forzatamente perché sento forte l’impulso di proteggere quello che è il mio personale tesoro dagli occhi di chicchessia. Un suo movimento del bacino mi fa dimenticare istantaneamente questi pensieri e mi provoca un’ondata di piacere. Riprendo a masturbarla strofinandole clitoride e labbra, scivolando dentro con la punta di due dita per poi riuscirne e salire nuovamente. Nel frattempo il suo movimento si è fatto più rapido ed entrambi gemiamo di piacere. Il suo culo avvolge completamente il mio cazzo in un involucro liscio e morbido che mi stringe e mi massaggia regalandomi sensazioni fantastiche. Le mie dita nel contempo aumentano il movimento sul suo clitoride e la profondità della penetrazione. Sento che l’orgasmo sta arrivando, mi si annebbiano le percezioni, sono completamente sopraffatto dal piacere. Ogni contatto è amplificato: il suo culo che strofina sul mio basso ventre ad ogni movimento, il cazzo stretto in quella morsa dolcissima, le mie dita ora sul clitoride ora dentro di lei. In un attimo indistinto vedo il guardone che si masturba a velocità folle mentre il suo sguardo è fisso sui nostri sessi. Mi accorgo che lei lo sta guardando e che la eccita sapere di essere guardata. Sento che anche il suo orgasmo è vicino, sento la muscolatura contrarsi spasmodicamente, il movimento del bacino farsi sempre più veloce, le gambe si aprono e si chiudono leggermente. Poi vengo, dentro di lei, un attimo di buio totale, solo il piacere, solo la sensazione di essere dentro di lei, dietro. Continuo a muovere la mano e viene anche lei, pochi istanti dopo, i suoi spasmi si uniscono ai miei amplificando ancor di più il mio piacere già intenso, stupendo. Le mie dita sono ferme ora dentro di lei, in profondità e il palmo è premuto sul clitoride, sento i muscoli vaginali che si contraggono stringendomele e poi sento il caldo dei suoi umori sulla mano. Apro gli occhi e vedo che il nostro guardone ha imbrattato il vetro. Non ha retto e si è unito a noi. Lo faccio notare indicandolo con un dito. Lei spegne la luce e mi bacia “Grazie…” in un sussurro è quello che mi esclama all’orecchio “Ti amo” è la mia risposta.

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