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L'incontro in treno.
Sono una persona molto seria, forse fin troppo dura sia con me stesso che con gli altri e anche molto solitaria. Mi piace stare per i fatti i miei.
Oggi, dopo aver avuto un diverbio con mio padre, me ne sono andato per farmi una passeggiata a Napoli, nel Bosco di Capodimonte (se così lo vogliamo chiamare). Prendendo la Circumvesuviana, mi sono seduto davanti a una ragazza, alla sua destra. Da tempo non sto con le ragazze di Napoli, troppe delusioni.
Cmq, era il tipo che piace a me: la mia altezza, capelli a caschetto corti, tipo il taglio di un uomo ma più lunghi, ne troppo magra ne troppo grassa, giusto quanto basta e lo stesso si poteva dire dei seni, vestita in modo serio, due occhi che emanavano serietà e dolcezza allo stesso tempo dietro a un paio di occhialetti da vista. Una donna che mi sembrava matura insomma, stava leggendo un libro di matematica o roba simile.
Io da dietro gli occhiali da sole, le do un'occhiata, non nascondo che fisicamente mi attrae davvero ma non sono ne in vena di provare qualcosa ne di buttarmi in qualcosa. Mi metto gli auricolari del mio lettore MP3 e ascolto musica, pensando ad altro.
Ogni tanto, quando mi giravo alla mia sinistra, notavo con la coda dell'occhio che la ragazza mi guardava quando io ero voltato, poi quando mi voltavo in avanti metteva gli occhi sul libro, se avesse potuto vedere il mio sguardo serio non credevo che l'avrebbe fatto. Invece quando mi tolsi gli occhiali e continuai a guardarmi intorno, notai che continuava a guardarmi. Sicchè, seccato, mi voltai di colpo per guardarla negli occhi, ci trovai un misto di imbarazzo e di delusione, portò subito gli occhi sul libro. Poi si mise a sentire musica dal suo lettore MP3. Tornai a guardare in avanti pensando ai fatti miei, dopo un pò spensi il lettore e cominciai a guardare fuori il finestrino, avevo sempre uno sguardo duro, forse perchè ero molto incazzato. Lei lo aveva notato.
Credo che lo fece apposta: il suo lettore cadde a terra, sul mio piede destro, mi chinai e lo presi.
"Prego." Le dissi porgendoglielo. Lei mi guardò con ancora più imbarazzo e sorpresa e sapevo il perchè: parlo solo un'italiano quasi perfetto. Non riesco a parlare dialetti. Per la gente di Napoli, uno che non parla il loro dialetto è uno straniero, anche se io sono nato e cresciuto da quelle parti. Senza contare che la ragazza sentì un forte tono di gentilezza e di durezza.
In ogni caso, le avvicinai il lettore e le dissi: "Non si preoccupi. Sono nato è cresciuto da queste parti. Prenda il suo lettore."
La ragazza prese il lettore, sbigottita per la risposta, il mio modo di parlare e perchè le avevo dato del "lei". Quasi mai si sente da una persona di queste parti, è più che altro usato per mantenere le distanze.
"Grazie."
Per circa due minuti la ragazza mi guardò incuriosita, sicchè mi stufai.
"C'è qualcosa che non va?" Stavolta lei mi rispose pronta.
"No, mi chiedevo soltato, se lei è di qui, come mai non parla il dialetto?"
"Nella mia famiglia si è sempre parlato l'Italiano, mia madre è di Napoli e anche mio padre. Non sono mai riuscito a parlare nessun dialetto."
La mia risposta, dritta e fredda, stava sempre più rendendo difficile a quella ragazza conversare con me, tuttavia, fece uno sforzo.
"E' una buona cosa, se lei andrà nel nord Italia per lavorare, non la tratteranno ingiustamente perchè è nato qui."
"Infatti non lo hanno mai fatto." Sempre una risposta fredda, senza neanche che io la guardassi negli occhi.
Però mi girai per guardarla e notai che avrebbe voluto parlarmi ancora, beh, in fondo potevo fare uno sforzo anche io.
"Ci sono moltissimi posti in cui si può lavorare, nel nord Italia si sta bene anche con la crisi."
Avviammo una lunga chiacchierata, e dopo un pò ci presentammo, lei si chiamava Francesca e aveva quasi la mia età. Mi disse che il mio modo di fare le faceva un pò paura, io le dissi che non era mia intenzione.
Cmq, continuammo a parlare e ogni tanto ci scappava una battuta che faceva sorridere entrambi, poi lei mi chiese dove stavo andando, risposi al bosco e che mi sarebbe piaciuto stendermi sotto un albero all'ombra, magari fumando uno dei miei Toscanelli.
Seguì un certo silenzio, dopo lei mi chiese se mi avrebbe fatto piacere la sua compagnia, strano comportamento pensai...
Acconsentì di andare insieme e alla stazione di Napoli, lei mi accompagnò con la sua auto li parcheggiata fino al parco, il caldo umido era davvero insopportabile.
Arrivati lì, ci mettemmo a camminare e a raccontarci molte cose, alcune delle quali personali.
Poi io mi fermai sotto un'albero molto isolato e mi sdraiai, facendole cenno che poteva sedersi accanto a me. Siccome ero in compagnia non mi venne in mente di fumare il sigaro, troppo pesante l'odore.
Francesca si sdraiò accanto a me e godettimo della pace del parco e della posizione più isolata da me scelta.
Fu allora che Francesca cominciò a parlarmi di cose più intime e dei suoi problemi personali, dato che ci eravamo spinti fin la, anche io le esposi i miei e trovammo una specie di comunione fra di noi. Poi accadde qualcosa che non mi aspettavo.
Lei si coricò di fianco e con la mano destra cominciò a accarezzarmi il viso.
"Scusami se lo faccio, ma ne sento il bisogno." mi disse.
"Come mai?"
"Perchè sei una brava persona. E perchè sei un bell'uomo." Per poco non scoppiai a ridere, mi conosceva da così poco e già esprimeva dei giudizzi su di me, se pur positivi.
Ancora più strano però fu la mia reazione: invece di fermarla le accarezzai i capelli e il viso, anche la bocca. Lei mi guardò appassionatamente, mi lasciai andare e la baciai. E non mi fermai.
Mi misi su di lei e penetrandola con la lingua nella sua bocca, avvolgendola sulla sua, accarezzandole la testa e il viso.
Poi passai a baciarla sulla gola e sul petto, sentivo che lei provava sia piacere che desiderio e anche in me ci stava un fortissimo desiderio di prenderla, di sentire il calore del suo corpo, di sentirla gemere, di penetrarla e di farla impazzire, ma sapevo anche che il parco era piccolo e che non era una cosa saggia andare fino in fondo in quel posto. Così cominciai a calmarmi e a darle baci appassionati ma non sensualmente. Lei continuava ad accarezzarmi, poi sorridendomi mi chiese: "Non mi vuoi prendere?"
"Non qui. Il parco è piccolo e non mi va di correre il rischio che qualche schifoso guardone o qualche maleintenzionato faccia comparsa mentre ci diamo dentro."
Lei mi sorrise, mi accarezzò dolcemente il viso, mi baciò e poi si staccò.
"Non preoccuparti, ho un posto nel quale potremmo stare tranquilli."
"Dove?"
"L'appartamento di una mia amica che studia con me all'università. Lei ora è in America con la sorella." Le sorrisi.
"Quando il gatto non c'è, i topi ballano." Lei rise, ci alzammo e tornammo alla macchina. Mentre andavamo all'appartamento, lei mi accarezzava la mano e la teneva nella sua. Io gliela baciavo e poi le raccomandavo di tenerle sullo sterzo. Rideva sempre per la mia serietà e il mio modo di parlare. La cosa mi faceva piacere.
Arrivati all'appartamento, sentivo chiaramente il mio siluro che stava premendo nei pantaloni e nelle mutande, avevo una gran voglia di prenderla e di penetrarla. La osservavo attentamente e notavo ogni singolo movimento, ogni sua forma, ogni suo respiro, quasi riuscivo a sentirlo in me.
Nell'appartamento (che lei chiuse a chiave), il caldo umido era meno pesante e si respirava meglio, mi feci indicare il bagno per darmi una bella lavata al viso. Mentre la guardavo, il desiderio di prenderla stava diventando davvero insostenibile e anche il suo.
Andò a darsi una sciaquata anche lei, eravamo entrambi sudatissimi e l'odore dei nostri corpi sudati ci sembrava ancora più sensuale.
Mi appoggiai con le spalle al muro attendendo che lei uscisse, avevo già in mente cosa fare appena sarebbe uscita.
Quando venne fuori, mi misi dietro di lei e le accarezzai le spalle, massaggiandole e facendola rilassare. Poi misi il mio corpo a contatto con il suo, le passai le mani nei capelli, il loro odore era stupendo. Misi le labbra sul suo orecchio destro, facendo dei movimenti con esse sul suo orecchio lei cominciò a provare un forte piacere, molte donne sono particolarmente sensibili sulle orecchie, Francesca era una di questa, lei si appoggiò su di me e cominciò a gemere.
Mentre con la mano destra le tenevo delicatamente un fianco, la mia mano sinistra si infilò sotto la sua maglietta, andò sotto il reggiseni e cominciai a palparle i seni, stuzzicandone i capezzoli e con le unghie corte, passavo il dito medio in mezzo ai seni provocandole un forte piacere per il contatto con l'unghia che passava delicatamente in quel punto, dandole un senso di solletico e di piacere.
La mia mano destra si infilò nei suoi pantaloni, lei la accarezzò mentre io la sbottonavo a sufficenza per far entrare la mia mano, poi entrai nei suoi slip, la sua vagina era senza peli, proprio come piace a me.
Cominciai a lavorare con la mano sulla sua vagina e nei punti sensualmente più sensibili, lei muoveva il sedere sul mio pene dandomi a sua volta piacere, facendomi capire che lo desiderava, ma io decisi che non era ancora il momento.
Presi a stuzzicarle i punti più sensibili ancora con più passione e voga, lei ormai non gemeva più: quasi urlava per il piacere, i suoi gemiti erano udibili da chiunque si fosse appoggiato alla porta d'ingresso. E non me ne fregava niente. Proprio un'accidente.
Lei cercò di lasciarsi andare per terra ma io non glielo permisi, la tenni in piedi stringendola e continuando, continuando a lavorare sull'orecchio, sui seni e sulla vagina. I suoi gemiti erano sempre più forti, sempre più acuti, sempre più appassionati.
"...no...no ti prego. Ti prego! Così mi fai venire!"
"E allora?"
"Voglio che tu mi penetri."
"Il tuo piacere è la mia priorità, Francesca."
Ma invece continuai a lavorarla come stavo facendo prima, però con meno foga, a stento riusciva a stare in piedi e a stento riuscivo a controllare il mio pene. Non che volessi trattenermi ma volevo che fosse qualcosa di indimenticabile.
"Ah...ah...La... la stanza...." mi disse indicandomi con il braccio una stanza alla nostra destra.
Senza nemmeno rallentare la pressione che le davo, la portai lì camminando all'indietro, lei cercò di fare del suo meglio per poter stare dritta mentre io continuavo a farla godere. La sua vagina stava cacciando moltissimi liquidi e la mia mano come i suoi slip erano bagnati fradici.
Continuai a trascinarla come se la stessi forzando ma con dolcezza e lentamente, vidi alle mie spalle un letto messicano, da una piazza e mezzo. Più che sufficente.
Continuando a trascinarla, mi adagiai disteso sul letto mentre lei si adagiava su di me, sempre di spalle. Quando ci distendemmo, i suoi umori cominciarono a uscire molto più impetuosi, avrei voluto metterle la mano sotto il naso per potegrlieli odorare ma volevo ancora essere paziente. Stavo anche io godendo come un pazzo.
Lei intanto aveva preso a muoversi come un serpente, scuotendo le lenzuola del letto sotto di me cone le mani come se fosse in preda a un tormento invece che a un vivo piacere, sentivo l'odore dei suoi capelli che passavano sul mio viso e sul mio corpo, il calore del suo corpo, e la sentivo gemere per il piacere in modo acuto.
"Ti prego....mettilo dentro. Ne ho bisogno!"
E non era l'unica, ormai non potevo resistere a lungo, tolsi le mani da quei punti e mi aprii il patalone, lei alzò il corpo in modo tale da permettermi di far scendere i vestiti mentre lei faceva lo stesso, frettolosamente.
Poi ricominciai a stuzzicarla e dopo un minuto, la penetrai.
"Ahhhh....Si! Ti prego... si! Si, siiii amore si...."
Pompando il mio pene nella vagina, lei urlò per il piacere, io assaporavo i suoi seni con entrambe le mani, dolcemente ma tenendola sempre in quella posizione.
"Si...SI! Amore ti prego!....Continua!" Il nostro desiderio e il nostro piacere era quasi al culmine, cominciai a lavorarle la vagina con le mani e con il pene, le sue urla di piacere ormai erano udibili da chiunque nel palazzo. E non me ne fregava niente, tranne del fatto che entrambi stavamo godendo come animali.
Prima che io o lei venissimo, mi fermai e baciandola, la feci scivolare al mio fianco, lei mi guardò sorpresa ma quando mi misi su di lei e continuai a lavorarle la vagina con la mano destra, capì subito che io volevo solo cambiare posizione. La spogliai completamente vidi quella pelle rosa e quelle forme splendide. Ne esagerate ne il contrario.
Tuffai la mia faccia sui suoi seni e ricominciai a penetrarla, lei ricominciò subito a gemere come prima.
"Amore... ti prego! Fallo!...Fallo!! Non ti fermare!"
E non mi fermai, per un bel pò lavorai con le labbra e con la lingua sui suoi seni e sui suoi capezzoli. I suoi ormai erano strilli di piacere, capivo che a quel punto stavamo per venire entrambi, avevo aspettato abbastanza.
Prima la baciai a la leccai sulla gola e sul collo, poi presi a baciarla sulle labbra, mentre la penetravo, tenendole la testa con la punta delle dita.
"Sta per arrivare il gran finale..." dissi faticosamente. Lei mi strinse forte sia con le braccia che con le gambe.
"Si...Si!!! Amore vengo....amore stringimi...ahhhh....amore...." Entrambi scoppiamo, e io dopo tutto il tempo che avevo fatto sesso con lei in silenzio, emisi per la prima volta un grido. Dopo gli ultimi spasmi, crollasi su di lei, tremava e ansimava. Ci addormentammo sfiniti. Ma anche soddisfatti.
Quando mi riscvegliai, Francesca dormiva appoggiata con la testa sul mio petto, delicatamente la scostai e andai a farmi una doccia, cercando di non svegliarla.
Quando uscii, Francesca mi guardava sorridente, ma vedendo che mi stavo vestendo si rattristò, ma non avevo intenzione di farla finire lì.
"Tranquilla. Non intendo lasciarti sola. Mai più. Però ora è meglio che andiamo, avremo fatto capire a tutto il quartiere che ci siamo dati da fare."
"E chissene frega!" Disse lei avvolgendomi in un abbraccio e baciandomi. La misi con la testa sulle mie gambe e continuai a baciarla profondamente e appassionatamente.
Andammo a cena insieme, le feci provare un ristorante cinese e lei apprezzò. Quando mi accompagnò alla stazione, le promisi che ci saremmo sentiti e rivisti prestissimo. E' una promessa che intendo mantenere.

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