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La mia vita tra Venere e Marte - Capitoli 55-59
Scritta da: giorgiogiorgi (1)

Capitolo 55

Arrivò infine il gran giorno in cui ci ritrovammo tutti e quattro a casa di Emma e Giulia. È vero che le ragazze mi avevano avvertito che le prime volte non era il caso che facessimo l’amore tutti insieme: Maurizio era ancora inesperto e doveva essere svezzato: il vedere un’altra coppia accanto a sé lo avrebbe distratto dalla concentrazione che invece doveva avere. Quindi la prima volta lui sarebbe stato con Emma o Giulia, in camera di quest’ultima, più comoda come sistemazione, mentre io avrei fatto l’amore con l’altra in camera di Emma.

Dicemmo anche a Maurizio di questa decisione, chiedendogli con chi avrebbe voluto cominciare. Lui rispose:

“Beh, l’altro giorno sono stato con Giulia, ma anche se è stato bellissimo mi è sembrato un po’ incompleto… che dici Giulia, riprendiamo da lì?” e le strizzò l’occhio.

Perciò così venne deciso: Maurizio con Giulia nella sua camera e io con Emma nella camera e nel letto piccoli. Mentre ci avviavamo, sussurrai a Giulia:

“Lascia la porta della stanza aperta!” Lei, per tutta risposta, mi fece l’occhiolino.

Con Emma ci spogliammo rapidamente e ci mettemmo a letto. Essendo, come ho già detto, a una piazza, lo spazio non consentiva grandi acrobazie, quindi, dopo esserci baciati e accarezzati stando stretti stretti, lei volle un sessantanove con la mia lingua che passava dalla fica al culo; infine si mise carponi e mi chiese di penetrarla nel culetto, cosa che feci molto volentieri.

Nel frattempo ogni tanto tendevo le orecchie, per cogliere eventuali rumori dalla stanza di Giulia, ma non sentii nulla. Così, dopo che mi fui svuotato della sborra nel culetto di Emma, e dopo averla raccolta nella mano per dividerla equamente, le dissi sottovoce:

“Che dici, andiamo a sbirciare? Ho chiesto a Giulia di lasciare la porta aperta…”

Lei annuì sorridendo e così, tutti nudi come eravamo, ci avvicinammo silenziosamente alla porta della camera dov’erano gli altri due. Lo spettacolo che si presentò ai nostri occhi era questo: Giulia era in ginocchio, a gambe larghe, rivolta verso la porta, Maurizio disteso con la faccia tra le sue cosce che indubbiamente le stava leccando la fica e la pisella mentre lei, con una mano si appoggiava al suo petto (anzi, proprio su un capezzolo che andava titillando) e con l’altra gli stava facendo una lentissima sega. Giulia, che aveva gli occhi chiusi, evidentemente per sentire meglio il suo grilletto leccato, improvvisamente li aprì, come se avesse intuito la nostra presenza, sorrise e tirò fuori la lingua per leccarsi le labbra, come a comunicarci che quella situazione era di suo gradimento; poi richiuse gli occhi, abbandonandosi di nuovo al pompino che Maurizio le stava facendo alla pisella.

Capitolo 56

Con Emma rimanemmo lì per osservare il seguito dell’azione; però, siccome ci stavamo ambedue eccitando, lei portò una mano all’indietro per afferrarmi il cazzo; io pure le misi una mano tra le gambe, che lei allargò leggermente, così potevo avere accesso sia alla fica che al buchino, ai quali dedicai le mie attenzioni.

Quei due, intanto, continuavano come prima, con Maurizio che ogni tanto gemeva: vidi un paio di volte Giulia abbandonare la sega per premere la base del cazzo di lui, impedendogli di sborrare prima del dovuto; poi lei cominciò a strofinare la fica sul viso di Maurizio e capii che stava per godere. Avevo il cazzo teso al massimo; allora premetti con la mano sulla schiena di Emma, per farla inchinare, e la penetrai lentamente nella fica, mentre con una mano le accarezzavo le tette. Contemporaneamente udii il familiare ‘Ooh’ che segnalava l’orgasmo di Giulia, che si stese sul corpo di Maurizio, la bocca accanto al suo uccello svettante, che peraltro non abbandonò con la mano.

Mentre scopavo Emma e lei si accarezzava il grilletto e mi massaggiava le palle, Giulia si riprese, fissò il cazzo di Maurizio e con un paio di movimenti della mano lo fece finalmente sborrare: il suo sperma schizzò in aria e ricadde in parte sul viso di Giulia, in parte sulla pancia e sull’inguine di lui, che aveva ancora la faccia tra le gambe di lei.

Giulia ci guardò, capì cosa stavamo facendo e allora, con un sorriso tra le labbra, raccolse tutta la sborra e se la infilò in bocca. Per me e per Emma fu il segnale che era meglio che tornassimo di là, prima che ci vedesse anche Maurizio. A malincuore estrassi il cazzo dalla fica e lei capì, tanto che, non appena tornammo di nuovo in camera sua, si mise in piedi appoggiata allo stipite della porta, invitandomi a riprendere la stessa posizione. Ovviamente lo feci e in pochi minuti sentii il suo respiro farsi pesante e lei poi godere. Non mi trattenni e venni anche io, stavolta nella fica. Lei si mise una mano sotto, con lo sguardo mi fece cenno di ritrarre l’uccello per permettere alla sborra di colarle sulla mano. Anche stavolta la dividemmo.

Dopo esserci un poco riposati e ristorati con le coccole, le chiesi, sottovoce:

“Che dici, avranno finito quei due?”

“Chi lo sa! Andiamo di nuovo a sbirciare…”

Così ci riaffacciammo silenziosamente alla porta della stanza di Giulia; anche lei e Maurizio erano in fase di riposo, abbracciati ma stesi sulla schiena; ci ritirammo ed Emma mi sussurrò all’orecchio:

“Entriamo e ci stendiamo accanto a loro?”

“Non so, dipende; se hanno intenzione di continuare direi di no, ma chi può saperlo?”

“Aspetta, vado a vedere che ora è, poi decidiamo.”

Tornò e mi fece:

“È tardi, anche se volessero continuare non avrebbero tempo, quindi possiamo entrare.”

E così entrammo, nudi; loro ci videro e sorrisero, Maurizio più felice di Giulia; io mi stesi accanto a lui, Emma vicino alla sorella e terminammo il pomeriggio abbracciandoci e accarezzandoci.

Capitolo 57

Se ricordo bene, fu quella stessa settimana che Maurizio riuscì a venire da noi un’altra volta. Ora era il turno di stare con Emma, mentre io avrei fatto l’amore con Giulia. Mi chiesi se Emma si sarebbe fatta mettere da Maurizio il cazzo nel culetto fin dalla prima volta, poi ricordai che con me era stata Giulia a dirmi di penetrarla soltanto con le dita, le prime volte.

Quindi quella volta Emma e Maurizio entrarono in camera di Giulia per fare quello che dovevano (e volevano…) fare; non dissi a Emma di non chiudere la porta, sicuro che ricordasse quanto ci era piaciuto la volta precedente spiare gli altri due facevano l’amore. Chiesi invece a Giulia, prima che la sua stanza diventasse per noi zona proibita, di mettersi calze, reggicalze e una vestaglia trasparente, di vestirsi in bagno e poi di venire in camera di Emma vestita soltanto di quelle cose: mi era venuta una fantasia…

Così aspettai un po’ Giulia che si preparasse come le avevo chiesto. Quando entrò in camera di Emma, rimasi senza fiato: era stupenda! Aveva messo la vestaglia più trasparente che aveva, e che era anche abbastanza attillata; si fermò un attimo sulla porta per farsi ammirare: il suo seno superbo era visibilissimo e i suoi lunghi capezzoli (secondo la mia opinione se li era accarezzati mentre era in bagno a vestirsi) tendevano i l tessuto della vestaglia; aveva scelto le calze di seta e il reggicalze di pizzo bianco e lo scuro triangolo del pube risaltava perfettamente dalla vestaglia.

Mi avvicinai a lei (mi ero già denudato, ovviamente) con il cazzo completamente rigido, sembrava una lancia che la volesse trafiggere. L’abbracciai e baciai che eravamo ancora in piedi, l’appoggiai allo stipite della porta e, sollevandole l’orlo della vestaglia, puntai la testa del cazzo contro la fica, mentre le massaggiavo il seno da sopra la vestaglia.

Lei aprì un poco le gambe, poi mi imprigionò il pisello, strofinandoselo sulla pisella. Avevamo ambedue il respiro pesante, attizzatissimi; sul cazzo sentivo già colare le sue prime gocce di piacere; allora infilai una mano tra noi e le alzai una gamba, poi la penetrai così, in posizione eretta. Lei per favorirmi si era alzata leggermente sulle punte dei piedi, poi si lasciò ricadere, impalandosi completamente.

Capitolo 58

Le sfilai la vestaglia dalla testa e presi a succhiarle i capezzoli, mentre le mie mani la afferravano per le natiche e spingevano il suo inguine contro il mio. Sentii il suo respiro accelerare, ma non volevo ancora che venisse, il mio desiderio era diverso. Tirai via il cazzo e lei fece una faccia strana, stava piacendole molto. Come avevo fatto con Emma qualche tempo prima, la feci sedere sul bordo del letto, poi mi inginocchiai tra le sue gambe e cominciai a baciarle le cosce; nel frattempo le tolsi il reggicalze, le accarezzai tutte le gambe coperte dalla seta, e poi iniziai lentamente a togliergliele, baciando ogni centimetro.

Sentivo la sua pelle fremere; quando fu completamente nuda ripartii a baciarla, partendo dai piedi per salire fino alle cosce, la cui parte interna leccai golosamente, aspirando nel contempo il profumo che veniva dalla fica ormai fradicia.

Arrivato all’inguine, le allargai bene le gambe e gliele alzai; mi misi in piedi, il cazzo tumido e la penetrai lentamente. Quando arrivai in fondo alla sua fica capii che per lei era troppo e stava per venire. Bastarono pochi colpi e due baci sui capezzoli per sentire la sua fica contrarsi; mi gettò le braccia al collo, mi cinse le reni con le gambe e mi sussurrò:

“Amore, è stu-pen-do!”

Poi rovesciò gli occhi all’indietro e venne. Le baciai tutto il volto, il seno, mentre il mio cazzo era ancora dentro di lei e sentivo i suoi umori gocciolarmi addosso. Quando riaprì gli occhi mi sorrise, poi cominciò a muovere il bacino per far godere anche me. Risposi ai suoi movimenti, e mentre sentivo il suo grilletto di nuovo turgido sfregarmi contro il pube, ebbi un orgasmo tremendo; non riuscivo a controllare i miei muscoli, mentre mi scaricavo di tutto il mio sperma dentro di lei.

Quando mi ripresi, notai che mi stava accarezzando la schiena e le natiche, tenendomi, affinché non cadessi in terra. Poi mise una mano sotto il mio cazzo, lo fece uscire dalla fica e raccolse tutta la sborra. Tuffammo insieme le nostra lingua per berla, poi di baciammo e ci sdraiammo per riprenderci.

Capitolo 59

“Che dici” le feci dopo un po’, “andiamo a fare i guardoni come ho fatto con Emma?”

“Ovviamente!”

“Però prima…” cominciai, ma mi interruppi subito.

“Dimmi, cucciolo, che c’è?”

“Sai, Giulietta, stavo per chiederti una cosa, poi all’improvviso mi sono reso conto che era una domanda stupida, forse proprio da non fare.”

“Uhm, mi sa che ho capito cosa volevi chiedermi. Ma siccome in certe cose sei ancora inesperto, facciamo così: se la domanda è stupida, te lo dirò e ti spiegherò anche il perché, ma senza rimproverarti, perché ti sei già scusato ritirandola. D’accordo?”

“Sì, così mi pare giusto. Allora la domanda era questa: com’è stata la prima volta con Maurizio rispetto alla prima volta con me?”

“Immaginavo che la domanda fosse questa e hai fatto bene a ritirarla, perché è veramente stupida e da non fare mai a una donna, insieme con l’altra, tipica di molti maschi: ‘ Ti sono piaciuto?’ Ora ti spiego anche il perché, tesoro. Non chiedere mai a una donna di fare confronti tra il tuo comportamento sessuale e quello di altri amanti che lei abbia avuto. Prima di tutto perché, come a noi donne non piace essere confrontate come se fossimo vacche al mercato, analogamente non ci piace fare confronti tra gli amanti. Ogni rapporto è un caso particolare, e noi ci doniamo talmente tanto – con ogni nostro amante - che fare confronti non ci riguarda proprio. Per la seconda domanda, che molti maschi fanno dopo aver fatto l’amore, rivela soltanto l’egocentrismo di chi la fa: se lui l’ha fatta godere, e anche bene, è inutile che faccia quella domanda; se invece non l’ha fatta godere, e non se n’è neanche accorto, è un maleducato, che pensa soltanto al proprio piacere. Tutto chiaro, cucciolo?” “Assolutamente sì, amore! Come al solito mi chiarisci le idee!” le risposi, baciandola appassionatamente. “Ma ora andiamo a fare i guardoni, dai!”

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