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Le dimensioni contano
Fin da giovane ho sempre praticato il nuoto. Paola, la figlia della sigora Anna, nostra vicina di casa, di una decina d'anni più grande, si occupava di noi il pomeriggio. Di ritorno da scuola, ci accompagnava in piscina e rimaneva dietro la vetrata che delimitava un piccolo salottino dove, le mamme chiaccheravano aspettando il termine della lezione di nuoto.

Con il trascorrere degli anni, una volta superata l' adolescenza, il nuoto rimavve un apputamento costante che scandiva il mio tempo libero, tre allenamenti a settimana. L'attività fisica aveva plasmato il mio corpo adolescenziale, la mia conformazioe fisica si era strutturata, ed ero ormai diventato un uomo.
Da diciannovenne, qual'ero diventato, frequentavo comunque ancora Paola, che vedevo sempre come una sorta di sorella maggiore. In realtà, proprio per il rapporto che si era creato negli anni, non avevo mai voluto vederela sotto una luce diversa da quella di una carissima amica, anche se non avevo mai smesso di fantasticare su di noi. Paola, da ragazzina magra si era trasformata in una donna bellissima, non altissima, il giusto, circa 1,60, con u bel paio di gambe dritte e tornite a sorreggere un invitante culetto, anche se la parte fisica che più di tutto suscitava gli sguardi indiscreti di tutti quelli con cui aveva a che fare era il seno. Paola aveva un paio di tette giganti, una nona misura piena, tanto grosse, quato ancora sode e ben dritte sul quel corpicino di giovane donna. Spesso mi stuzzicava indossando camiciette o magliatte attillate, ben conoscendo la mia propensione per le ragazze maggiorate.

Un pomeriggio come tanti altri, Paola si offri di darmi un passaggio in auto fino in piscina, e sarebbe rimasta ad aspettarmi come aveva fatto per tanti anni. Mente nuotavo in vasca, Paola rimase colpita da una chiaccherata tra due signore, sedute li a fianco, che dopo aver nuotato, stavano aspettando i rispettivi mariti che si attardavano nello spogliatoio maschile,"sai è una cosa da non credere" fece una all'altra, "mio marito, mi ha confidato, che aveva, come dire, beh ecco, insomma ha un coso enorme tra le gambe, ne è rimasto quasi scioccato quando l'ha visto per la prima volta sotto la doccia, negli spogliatoi", l'amica annuiva, "lo so...anche mio marito, mi ha raccontato qualcosa del genere, mentre facevamo l'amore mi ha sussurrato che gli sarebbe piaciuto vedermi scopata da Alberto, allora si avrei urlato come una porca". Nel nominare il mio nome, la bruna che sedeva accanto a Paola, ma dandogli le spalle, fece un cenno della testa indicandomi e sorridendo compiaciuta, "già" fece l'altra, "mi piacerebbe vederlo nudo, per poter giudicare anch'io, certo il fatto che idossi quel costume a pantaloncino così amplio...qualcosa doveva far supporre!" e scoppiarono entrambe in una sonora risata. Le battutine e gli ammiccameti tra le due andarono avanti per alcuni, sin quando furono raggiunte dai rispettivi mariti e s'incamminarono verso casa.
Paola che aveva ascoltato tutto si alzo dalla poltrona dov'era sprofodata, richiuse il libro di cui non era riuscita a leggere neanche una pagina e attraversando un corto corridoio si recò all'ingresso principale per aspettarmi e darmi un passaggio a casa.
Appena salito in macchina Paola iniziò a squadrarmi, come non aveva mai fatto prima. Era bellissima, i capelli lisci, di un castano chiaro cadevano lungo le spalle e formavano una serie di boccoli proprio sull'abbodante scollatura messa in bell'evidenza dalla magliettina con il collo a v che idossava. Le gambe ancora abbronzate, la pelle liscia e fresca, i piedini curati con un bel paio di sandali tacco dieci, mi si presentava così, sorridente come sempre, ma a dire il vero con u pò più di malizia nello sguardo.
Durante il viaggio iniziammo a parlare del più e del meno, Paola aveva circa 10 anni più di me, non aveva un ragazzo fisso, era in quella fase della vità in cui ua bellissima ragazza vuole prima di tutto divertirsi, e assaggiare tutto quello che gli capita a tiro.
"Sai che mentre eri in vasca c'era un gruppetto di troie che ti stava sbavando dietro" aveva esordito dopo qualche minuto di silenzio. "Ma va? Feci io, e come fai a saperlo?", "le ho sentite mentre chiaccheravano tra di loro, a quanto pare qualcuno ti ha visto sotto la doccia , ed è rimasto impressionato dalle tue dimensioni, riferendolo poi alla moglie e fantasticando su una cosa a tre..".
Devo dire che quell'esternazione così diretta, fatta da Paola, mi fece un poco arrossire, se non altro perchè non me lo aspettavo. " una cosa a tre? Di certo non con un qualcuno, mentre con più ragazze insieme, perchè no? dopotutto cotinuai, mi capita spesso, quado esco con una ragazza nuova, e si arriva al dunque..bè rimangono spesso impressionate, e la seconda volta chiedono il "conforto" di un'amica", bè rispose lei " a me non hai fatto vedere mai nulla, eppure mi conosci da tanto, e quante volte ti ho lasciato intravvedere le mie tettone?! Non ci hai mai pensato a chiavarmi per bene?!", "caspita" risposi io, "certo che si, ma non ho mai voluto approfittare della tua amicizia e rischiare di mettere in qualche modo in crisi il nostro bel rapporto". Rimase pensierosa, poi ad un certo punto prese una via secondaria e si fermò in una zona fuorimano. "Adesso guardami" mi disse con fare perentorio, si sfilò la maglietta, e rimase in bella mostra con il più grosso e bello paio di tette che un uomo possa immaginare, il reggiseno stentava a sostenere tanta grazia, e tanto peso. Quando si slaccio anche quest'ultimo le sue tettone gigatesche sbalzarono pesantemente sul suo torace, si alzò la minigonna fio all'ombelico lasciando vedere il paio di mutandie microscopiche che riparavano la sua bellissima fichetta.
"Adesso tocca a te! Fammi vedere l'uccello di cui un mucchio di troie parla", detto fatto, non ci pensai più, le seghe mentali che mi facevo, basate sulla preoccupazione di perdere o di mettere in crisi il nostro rapporto d'amicizia eramìno ormai superate dagli eventi. Abbassai i pantaloni e rimasi con i boxer elasticizzati, che non riuscivano a contenere totalmente il mio grosso e grasso cazzo, che alla vista del seno nona misura di Paola, era andato in tiro. Mi abbassai lentamente i boxer e quando li sfilai l'uccellone si alzò completamente. Ero eccitatissimo, ormai non pensavo più a Paola come ad un'amica, ma come ad una troia da chiavarmi, e non una delle tante, ma quella con il fisico di gran lunga più esplosivo.
Mi girai, era li, con la bocca socchiusa, e non riusciva a distogliere lo sguardo dalla mia asta, me lo rimirava tutto, inclinando la testa per poter vedere i grossi coglioni alla base dell'uccello. "sei uno stronzo", sorridendo ma con un'espressione stupefatta, si passò la lingua sulle labbra e poi agguinse "ma come, con una cazzo come questo, cosa aspettavi a farmelo assaggiare? E no, la storia dell'amicizia...conta si... ma sino ad un certo punto...chissà a quante troie l'hai fatto sentire...e io, non te l'ho mai neanche annusato".
"Perdonami" non ebbi modo di dire null'altro, "mi farò perdonare" recliai un poco il mio sedile e passai una mano tra i suoi capelli, invitandola ad abbassare il viso, senza dire nulla accostò le labbra alla mia cappella rossastra e iniziò a baciarla e a leccarla, aggrappando contemporaneamente con entrambe le mani il resto dell'asta. All'inizio fu dolcissima, leccava e baciava come poteva fare una ragazza inesperta, poi iniziò a darsi sempre più da fare, iniziando a pompare con sempre maggior foga, anche se, nonostante molti tentativi non riusciva ancora a prendere in bocca tutta la cappella. Una decina di minuti più tardi, arrivai all'orgasmo e riempi quella splendida boccuccia. Dopo i primi fiotti di nettare, la poverina, non riuscì più a bere, e allora lasciò colare tutto sulle tettone.
"Ti deve bastare per ora", so già che sognerò il tuo cazzo gigate per tutta notte, ma non mi basta prendertelo i macchina, mi devi scopare per bene, domani passerò da te", detto questo si rimise la maglia e mi riaccompagnò a casa.

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